Il fare permette di essere o sentirsi attivi e ha un peso uguale sia nella popolazione giovane che in quella anziana. Il fare infatti accresce il senso di partecipazione, di utilità e di autostima abbattendo le barriere che spesso si creano quando un anziano soffre di disagi legati all’età che avanza e che lo spingono all’isolamento. 

La Terapia Occupazionale accompagna la persona con decadimento cognitivo in questo percorso, focalizzandosi sui bisogni e le necessità personali, rivolgendosi anche ai caregiver (famigliari, badanti, addetti all’assistenza). Infatti, la forza dell’intervento sta nel far combaciare le esigenze di entrambi: accompagnare l’anziano a svolgere attività significative, incentivando il senso di autostima e di efficacia, e il senso di competenza del caregiver.

A partire dalla storia occupazionale (attività motivanti per la persona, che venivano svolte quando si era più giovani, ma che non si riescono più a fare) e dalle abilità di vita quotidiana che risultano difficoltose, vengono condotte osservazioni utilizzando anche scale di valutazione.

L’intervento di Terapia Occupazionale con l’anziano con demenza, trova il massimo grado di efficacia quando viene svolto presso il DOMICILIO della persona.
Questo perché è proprio qui che la persona incontra difficoltà nello svolgimento delle proprie attività quotidianamente e quindi non esiste luogo migliore dove individuare strategie individualizzate e personalizzate.
Inoltre, svolgere attività nel proprio contesto aiuta a far sì che vengano ricordate e utilizzate maggiormente rispetto a svolgerle in un contesto differente.

Per l’anziano fragile e con demenza, la TO ha infatti ideato un piano domiciliare specifico chiamato COTID che con pochi incontri si prefigge l’esigenza di incrementare o mantenere l’autonomia riducendo eventuali comportamenti problema quali agitazione e aggressività.
Infatti, è stato dimostrato già nel 2014 che a livello scientifico la TO rientra tra le professioni sanitarie
indispensabili per la promozione e miglioramento della qualità di vita di persone con demenza.

Lavorare con la demenza può risultare una vera e propria sfida in quanto molto spesso può risultare poco gratificante: non ci riconosce, non ricorda le cose che diciamo, possono essere agitati o rifiutarsi di collaborare, …
La chiave per raggiungere ciò è individuare e mantenere delle attività FUNZIONALI e SIGNIFICATIVE secondo una visione client-centred ovvero centrato sul cliente.

In terapia occupazionale si utilizza il modello PEO-P che fondamentalmente definisce la capacità di svolgere un’attività e la possibilità di partecipare ai contesti di vita come l’intersezione dei fattori personali, ambientali, dell’attività e della performance.
Se uno di questi non è funzionale, la persona incontrerà sicuramente difficoltà nello svolgimento delle ADL.
Partendo da ciò, è fondamentale svolgere una valutazione iniziale della persona che abbiamo davanti. È fondamentale svolgere un colloquio sia con i familiari che con la persona stessa per andare a individuare quello che è la sua STORIA OCCUPAZIONALE ovvero:

  • cosa fa
  • cosa era abituato a fare
  • cosa vorrebbe tornare a fare.

Questo è fondamentale per andare poi a proporre alla persona attività che possano essere motivanti e interessanti per lei.
Inoltre è importante andare ad approfondire le abilità residue e dove emergono maggiori difficoltà.

Dobbiamo ricordarci che ognuno ha interessi differenti, che ci sono attività che possono essere più o meno nel repertorio occupazionale rispetto ad età e sesso della persona e che le occupazioni che proponiamo devono essere idonee e coerenti con le capacità residue della persona.
In conclusione possiamo perciò dire che affinché l’intervento risulti di successo è fondamentale che si basi su un’OCCUPAZIONE (se non ricordi cosa sono le occupazioni, ti suggeriamo di leggere qui https://autonomialab.it/cose-la-terapia-occupazionale/)

  • Motivazione: se la persona vuole tornare a fare quell’attività, sarà più aperto a mettersi in gioco;
  • Attività significativa: specialmente le persone con decadimento cognitivo tendono a perdere
    interesse nello svolgere delle attività, se questo non rientrano nella propria storia occupazionale, è molto probabile che la persona non le svolga, le svolga male o metta in atto comportamenti
    oppositivi;
  • Mantenimento dell’autonomia della partecipazione: è fondamentale cercare di non sostituirsi fin da subito secondo il “così faccio prima”, ma intervenire solo nel momento in cui la catena di
    esecuzione si interrompe ricordandosi che la persona non lo fa apposta né lo fa perché distratta o non interessata a quello che diciamo;
  • L’utilizzo di abitudini e di routine: secondo quella che è la memoria procedurale, per permettere
    alla persona di continuare a svolgere in autonomia e con minor assistenza le attività è bene che
    queste siano svolte come le ha sempre svolte nella sua vita (modalità, tempi, sequenze);
  • Modifica ambientale.

Come possiamo capire quindi se l’attività che abbiamo ritenuto idonea per la persona sia o meno fattibile e come eventualmente possiamo capire come poter permettere a questa persona di poterla svolgere seppur ci siano delle limitazioni cognitive o motorie?

È necessario infatti definire quali sono le abilità cognitive e prassiche necessarie per lo svolgimento utilizzando la task analysis.

La persona che si interfaccia con il paziente o l’ospite dovrebbe identificare abitudini e automatismi.
Altra cosa fondamentale da tenere a mente è quello di non sostituirsi subito alla persona, ma di lasciarle il tempo di sperimentare e intervenire in modo tempestivo e corretto solo nel momento in cui dovesse emergere una grande difficoltà o un problema.

Fare ciò è sicuramente complesso da fare inizialmente, ma se riusciamo ad indentificare le abilità residue della persona e a capire dove si blocca l’attività e/o per quale motivo la persona non riesce a portarla a termine possiamo dirci già a buon punto.

Diventati buoni osservatori, dovremmo riuscire a velocizzare le nostre risposte adattive. Ovvero, davanti alla difficoltà dovremmo cercare di non sostituirci ma bensì aiutare la persona a identificare da sola una strategia idonea al suo superamento. Eventualmente modificare l’ambiente o facilitare o ridurre gli step dell’attività stessa potrebbe risultare facilitante per la persona.

Come abbiamo già detto, è indicato basare le richieste e le attività proposte anche sul grado della malattia.

ATTIVITÀ PER IL GRADO LIEVE

  • Favorire la memoria = calendari, diari, promemoria farmaci, routine
  • Mantenimento autonomie e routine

ATTIVITÀ PER GRADO MEDIO

  • Potenziare e valorizzare le Attività di vita quotidiana in quanto in questa fase solitamente si
    manifestano difficoltà nel sequenziamento e nella pianificazione motoria (rischio di sostituirsi
    anche se ancora in grado) portando alla perdita totale della capacità della persona.
    Questo è molto problematico: è dimostrato infatti che nel momento in cui i caregiver iniziano a
    sostituirsi al paziente, questo inizia a perdere l’automatismo secondo il principio “se non lo usi lo
    perdi”.
    Secondo questo principio è fondamentale usare le ADL: s/vestizione, igiene, rassetto al lavandino, attività domestiche o ludiche.
    Usare queste possiamo lavorare in modo trasversale non solo sul mantenimento ma anche su altre cose. Possiamo lavorare sull’aumento dell’equilibrio o della mobilità degli arti oltre che su memoria e attenzione sul compito molto di più rispetto che facendo puzzle, colorando o facendo altre attività classiche.
    Ad esempio, se so che quella persona deve migliorare il suo cammino o equilibrio, confrontandomi con il fisioterapista eventuale, posso andare a proporre attività domestiche che
    possano quindi potenziare sia la parte motoria che la parte cognitiva. Attività potrebbero essere:
    lavare i vetri, spolverare, riordinare vestiti, truccarsi da in piedi di fronte allo specchio.
    Essere autonomi significa mantenere una buona stima di sé, cosa che solitamente gli anziani con demenza tendono a non avere.
    Usare le stesse modalità, sequenza, stesso tempo e luogo aiuta a mantenere la ritenzione secondo il principio “più è vero e meglio è”.

ATTIVITÀ PER GRADO AVANZATO

  • Obiettivi orientati al mantenimento delle abilità residue
  • Concentrarsi sul benessere psicofisico dei caregiver e familiari: condividere informazioni sulla
    gestione e mantenimento degli obiettivi
  • Utilizzare attività più semplici non più orientate al mantenimento di autonomia, ma orientate al
    benessere emotivo della persona: scelgo delle attività motivanti che possano ridurre aggressività, confusione e comportamenti problema.

Possiamo andare ad identificare alcune strategie, sempre ricordiamoci insieme alla persona, in base alle difficoltà o limiti che incontra a causa della sua malattia.

DIFFICOLTÀ DI MEMORIA: per favorire il ricordo può essere utile:

  • Creo liste di attività da fare quella giornata
  • Uso il calendario per non dimenticare appuntamenti
  • Scrivo o sfrutto le immagini in una lista di passaggi da fare per portare a termine l’attività, come già detto, sfruttando la task analysis
  • Fare attività di reminiscenza tarandole in base al grado di malattia e interessi della persona
    mediante immagini, ritagli di giornale o ascoltando e cantando canzoni. Importante è favorire la
    narrazione libera.
    o Guardare foto e farsi raccontare
    o Far pescare immagini e ritagli di giornale a turno e far raccontare eventi accaduti nel
    territorio o riconoscere personaggi famosi

DIFFICOLTÀ DI PIANIFICAZIONE:

  • Usare delle «liste di passaggi» che indicano le varie fasi dell’attività
  • Ripetere ad alta voce
  • Adattare il proprio ritmo: non cercare di velocizzare o rallentare

DIFFICOLTÀ DI ATTENZIONE

  • Neutralizzare gli stimoli «distraenti» (es. spegnere tv/radio mentre si svolge un compito)
  • Mantenere un ambiente ordinato

DIFFICOLTÀ COMPORTAMENTALI: È fondamentale ridurre il senso di inutilità e potenziare il senso di auto-efficacia oltre a ridurre il senso di confusione e agitazione favorendo l’orientamento spazio-temporale.

  • Se il paziente è aggressivo o agitato: cerco di distrarlo e rimandare l’attività ad un altro momento. Cerco di capire la causa dell’agitazione: è l’attività in sé a non piacergli, è il senso di inefficacia?
  • Affaccendamento: assecondo e non blocco, cerco di coinvolgerlo in altre attività. Devo ricordarmi di creare un ambiente protetto eliminando eventuali ingombri e oggetti che durante questi momenti potrebbero metterlo in pericolo.
  • Apatia: riconoscere e valorizzare i comportamenti corretti e positivi oltre che focalizzare l’attenzione sul raggiungimento di obiettivi o la capacità di aver portato a termine un’attività. Proporre attività il più motivanti possibile strutturando l’ambiente in modo che sia già pronto. In questo modo verrà favorita la memoria procedurale favorendo la voglia di iniziare il compito.
  • Confabulazione: evitare di creare discussioni che potrebbero portare ad una ulteriore agitazione
  • Perdita di iniziativa: molto tipico nell’anziano con demenza è la perdita dei vecchi interessi causato dall’aver sperimentato per troppe volte il senso di inefficacia e di fallimento. Quando avviene, difficilmente la persona riesce a recuperare l’iniziativa in modo autonomo. Specialmente in questi casi, risulta fondamentale identificare le attività maggiormente stimolanti, concordare con il caregiver eventuali modalità (modifiche ambientali, modifiche all’attività). Sfruttare le abilità residue proponendo attività a basso rischio di errore, incoraggiandolo anche se ritiene che tali attività possano essere una perdita di
    tempo.

Come già detto la TO lavora non solo sull’attività, ma anche sulla persona sull’ambiente. In TO si sfrutta molto il modello Gentlecare (prendersi cura in “modo gentile”) sviluppato appositamente per la gestione di persone con demenza all’interno di case di riposo o centri diurni, ma i cui principi sono perfetti anche calati nella realtà del domicilio ovvero creare un ambiente che possa essere PROTESICO.


Ciò significa modificare e adattare spazi, arredi, oggetti e persone affinché la persona con demenza possa:

  • Compensare le problematiche
  • Stimolare le capacità residue
    Ecco alcune indicazioni per poter lavorare sulla persona:
  • Supervisionarla mentre svolge l’attività
  • Semplificare la scelta (fare due alternative)
  • Dividere i compiti dell’attività con un’altra persona
  • Guidare con la voce la persona modificando e adattando: tono della voce (calmo e rassicurante),
    istruzioni (un compito alla volta, frasi brevi e senza imperativi), dando il tempo corretto
  • Inserire pause
  • Mantenere l’ambiente calmo e tranquillo
  • Preferire attività quotidiane rispetto ad attività nuove
  • Lasciare fare alla persona ciò che ancora è in grado di fare in sicurezza
  • Preparare solo gli strumenti necessari
  • Alternare attività – riposo e attività mentali – attività concrete
  • Rinforzare positivamente
  • Fornire aiuti senza correggerlo
  • Non basarsi sul risultato finale ma su come si è sentita la persona mentre svolgeva l’attività

INDICAZIONI SU COME MODIFICARE GLI AMBIENTI
È fondamentale ricordarsi che i cambiamenti vanno svolti poco per volta mediando le modifiche con la persona. Spesso ci si può imbattere in resistenze nell’andare a modificare spazi conosciuti. Ricordiamoci che la persona che abbiamo davanti potrebbe non avere la consapevolezza della perdita delle proprie capacità o competenze.

  • Lasciare liberi i corridoi da ingombri
  • Buona illuminazione
  • Oggetti e materiali pericolosi dovrebbero essere distanti dalla portata della persona
  • Rimuovere, dove possibile, sistemi di chiusura interni come chiavi
  • Segnalare bene eventuali scalini o barriere architettoniche (corrimano + segnalazione bordo)
  • Mantenere ordine, se possibile, lasciare le cose nello stesso posto per favorire l’orientamento
  • Favorire l’orientamento temporale

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