Cambiamento è forse la parola più evocata quando si parla di psicoterapia. Ci si rivolge a un terapeuta perché si desidera cambiare qualcosa: un sintomo, un comportamento, un modo di pensare o di vivere una relazione. A volte ci si approccia alla terapia con l’idea di poter avere dal professionista il consiglio giusto con il quale attuare un cambiamento significativo già dalla prima seduta. Altre, si pensa di dover solamente imparare nuove strategie per gestire certe situazioni. Ma è davvero questo di cui abbiamo bisogno? È solo questo? Che cosa significa “Cambiare”?

Cambiamento come processo…

Spesso si immagina il cambiamento come una trasformazione improvvisa, uno scatto, un momento di svolta in cui tutto si risolve. In realtà, quale parte fondamentale della nostra natura e motore del nostro sviluppo dall’infanzia all’età adulta, esso è generalmente un processo lento e graduale. Imparare a camminare, parlare, regolare le proprie emozioni, vivere nel contesto sociale così come suonare uno strumento o nuotare e diventare atleti capaci sono acquisizioni avvenute gradualmente, per approssimazione, grazie all’esperienza e con l’aiuto di una “guida” che ci abbia saputo sostenere e aiutare. Sono tutte acquisizioni che, per nostra natura, hanno avuto bisogno di tempo e dedizione.
Bisogna inoltre tenere in mente che, solitamente, il cambiamento non è lineare. Ci sono naturalmente alti e bassi, momenti di stasi, di rapido miglioramento, di dubbio o di ricaduta che devono essere affrontati in quanto rappresentano il normale dipanarsi del percorso intrapreso. 

Ogni cambiamento personale legato al nostro naturale sviluppo o, ancor più, volontariamente ricercato, richiede quindi tempo, disponibilità, pazienza e motivazione. 

Cambiamento come processo volontario di osservazione

Il primo passo del cambiamento non è “fare” qualcosa di diverso, ma iniziare a guardare le cose in modo diverso: individuare i propri valori, definire i propri obiettivi ed esplorare le motivazioni che ci possono supportare nel “muoverci verso”. Guardare in modo diverso può inoltre significare diventare più attenti e sensibili al nostro mondo interiore, ascoltarsi ed esplorare i nostri sistemi di pensiero alla ricerca di ciò che ci limita, di un’emozione che tendiamo a evitare o di quelle abitudini che ci fanno sentire bloccati e non riusciamo a scardinare.

Cambiare significa quindi voler diventare più consapevoli di sé, più liberi di compiere le nostre scelte, di agire, pensare e relazionarsi coerentemente con noi stessi e i nostri valori.

 

disturbo neurosviluppo

Cambiamento come processo globale

La psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, si basa sull’assunto che pensieri, emozioni e comportamenti sono strettamente connessi all’interno di un sistema dinamico. Modificare un pensiero disfunzionale, riflettere su un valore personale o analizzare le proprie modalità di comportamento spesso produce effetti non solo sulla dimensione in oggetto ma in diversi ambiti della persona. Comprendere ciò permette di aumentare la sensibilità rispetto ai risultati ottenuti durante il percorso e ci arricchisce permettendoci di diventare più flessibili. Capita spesso, ad esempio, di trovarsi nell’impossibilità di modificare una situazione lavorativa spiacevole, in tali casi una maggior riflessività, la focalizzazione sui nostri obiettivi, la considerazione di più punti di vista dai quali analizzare la situazione ci permette di essere più flessibili facendo fronte a ciò senza la necessità di sperimentare emozioni negative o senso di impotenza e migliorando così in modo significativo la nostra qualità della vita.

Cambiamento come processo “relazionale”

Come si discuteva poco sopra, la maggior parte delle abilità che sviluppiamo dalla nascita vengono coltivate all’interno di una relazione: quella con i cargiver per lo sviluppo del linguaggio, quella con insegnanti e i pari per le competenze sociali, quella con il docente o l’allenatore per le attività artistiche o sportive. Anche nella psicoterapia si ripresenta questo aspetto “relazionale”, conditio sine qua per attuare un cambiamento. A differenza degli esempi portati qualche riga addietro però, il terapeuta non ha funzione direttiva e di indirizzo. Compito del professionista è instaurare una relazione di fiducia, empatica e non giudicante in cui poter accompagnare e guidare l’altra persona aiutandola ad individuare i propri valori, supportandola nella ricerca della propria motivazione e offrendole strumenti e strategie utili per perseguire il cambiamento. In sintesi, la relazione terapeutica costituisce l’ambiente ideale e necessario per poter esplorare e lavorare sé stessi senza sentirsi giudicati o rifiutati. Solo in questa condizione quindi più avvenire un cambiamento che vada a toccare le dimensioni più profonde della persona e, di conseguenza, che risulti duraturo.

 

 

Quindi Cambiare non significa trovare il modo per “aggiustarsi” ma, gradualmente, esplorare, scoprire e sperimentare nuove possibilità di essere all’interno di una relazione sociale sicura e funzionale qual è quella terapeutica.

Non è un evento miracoloso, ma un cammino fatto di piccoli gesti, nuove parole e nuovi sguardi su di sé e ogni cammino inizia con un primo passo.