Nel senso comune le emozioni sono spesso concepite come antagoniste dell’intelletto.
Si crede che l’istinto sia contrapposto alla ragione.
Le emozioni sono frequentemente considerate come un ostacolo alla corretta esecuzione di un compito, come qualcosa di irrazionale che deve essere tenuto distante se si vuole riuscire ad ottenere dei risultati importanti.
Si considera “debole” la persona che si lascia sopraffare dall’emotività.
Ma se vi dicessi che esiste un’intelligenza emotiva e addirittura che le emozioni possono
fungere da propulsore per lo sviluppo stesso del pensiero intelligente?
Per capire come questo sia possibile, facciamo un piccolo salto nel mondo della ricerca
psicologica che si occupa di studiare la relazione tra cognizione ed emozioni.
A partire dagli anni ’70, la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia ha messo in luce come tutti i compiti con cui ci interfacciamo nel corso della nostra esistenza siano pregni di informazioni affettive ed emotive.
Tali informazioni vengono elaborate in maniera del tutto soggettiva, nel rispetto delle caratteristiche di unicità di ognuno di noi.
Dunque, l’intelligenza non viene più concepita come pura razionalità e logica, ma le si
riconoscono anche abilità più riconducibili alla sfera emotiva. L’intelligenza non è più unica e statica, ma composta da tanti piccoli tasselli che determinano, influenzandosi reciprocamente, il modo in cui ogni persona interagisce con gli eventi e fa esperienza del mondo.
Si parla pertanto di intelligenze multiple.
Studi internazionali più recenti hanno dimostrato come l’analisi del Q.I. (quoziente
d’intelligenza), più ancorato ad abilità puramente logico-matematiche e linguistiche, pur
rappresentando un fattore predittivo di successo scolastico, non è del tutto informativo quando ci si allontana dal mondo accademico.
Difatti, i contesti di vita più disparati sfidano le capacità adattive dell’individuo chiamando necessariamente in causa anche altre forme di abilità, come ad esempio quelle sociali e relazionali. Nel contesto delle intelligenze multiple, è possibile così parlare anche di intelligenza emotiva per riferirsi a quell’insieme di abilità che consentono il riconoscimento, l’espressione e l’uso di emozioni e stati d’animo, propri e altrui, per valutare situazioni, regolare il proprio comportamento e risolvere problemi nei contesti di vita più diversificati.

L’intelligenza emotiva è stata definita come il miglior predittore di successo nella vita.
Per chiarire meglio il potere dell’intelligenza emotiva e l’influenza delle emozioni sulla
cognizione prendiamo rapidamente in esame il caso del problem solving, ovvero quell’insieme di capacità che consente di formulare strategie e piani d’azione efficaci per risolvere situazioni articolate nel breve e nel lungo periodo.
È stato ampiamente dimostrato come le emozioni positive siano in grado di influenzare direttamente funzioni cognitive come la memoria e di condizionare l’integrazione di idee e di altri prodotti del pensiero, consentendo di mettere a fuoco i bisogni più impellenti e facilitando la creazione di programmi futuri. Questo è un chiaro esempio di come le emozioni e gli stati d’animo possono essere usati per motivare e supportare l’adempimento di complessi compiti intellettuali.
In parole povere, l’intelligenza emotiva consente di usare le emozioni per guidare i propri
pensieri e le proprie azioni e rispondere in maniera adattiva alle richieste del mondo
circostante.
Possiamo, perciò, affermare che le emozioni rendono il pensiero più intelligente.
Risulta pertanto di fondamentale importanza contemplare nel concetto di intelligenza diverse forme di abilità che abbracciano anche il fronte emotivo-affettivo, specie se si pensa all’individuo in un’ottica evolutiva ed educativa.
Vi state forse chiedendo se le abilità dell’intelligenza emotiva possano essere apprese e
migliorate?
La risposta è si e un espediente indispensabile a tal proposito è l’alfabetizzazione emotiva.
Si tratta di uno strumento educativo estremamente potente, utile in ogni fase della
vita, che consente di imparare a riconoscere le emozioni, proprie e altrui, il modo in cui si
esprimono e come possono essere utilizzate e gestite in maniera consapevole e adattiva, nel rispetto delle proprie caratteristiche di personalità.
L’obiettivo ultimo di ogni percorso di alfabetizzazione emotiva è aiutare l’individuo a crearsi un ricco bagaglio di risorse emotive che costituisca le basi per un atteggiamento costruttivo verso tutte le esperienze di vita.

Concludendo, abbiamo visto come le emozioni influenzano in maniera benefica le capacità più strettamente “razionali” del pensiero e come l’attitudine emozionale debba essere considerata a pieno titolo una caratteristica essenziale dell’intelligenza di ciascun individuo. Dunque, specialmente nei contesti educativi, non può essere trascurato l’allenamento di tutte quelle abilità che consentono l’utilizzo e la gestione del proprio bagaglio emotivo-affettivo-relazionale per assicurarsi un benessere a trecentosessanta gradi. L’intelligenza emotiva è infatti una capacità fondamentale che facilita l’espressione di tutti gli altri tipi di intelligenza.
La stimolazione e lo sviluppo di nuove forme di capacità intellettive permetterebbero di avere nelle prossime generazioni delle menti flessibili e capaci di acquisire svariate competenze, aggiuntive rispetto alla concezione statica del passato e più utili a costruire una qualità della vita ottimale.
Goleman, D., Intelligenza emotiva, Milano, Edizioni CDE, 1996.
Psicologia dello sviluppo, Camioni, Di Blasio, 2007
Neuropsicologia dell’età evolutiva, Vicari, Caselli, 2017
L’intelligenza emotiva a scuola, Mariani, Schiralli, 2012Foto di Nik su Unsplash
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